La bambina che custodiva i libri di Caroline Wallace. La mia recensione.

La bambina che custodiva i libri di Caroline Wallace. La mia recensione.Questa è la storia di una bambina in cerca del suo passato. La storia di un libro che nasconde verità inaspettate. Perché niente è perduto per sempre.
Martha è per tutti «la bambina della valigia». Da Parigi, è arrivata a Liverpool tutta sola, senza una madre e un padre a tenerla per mano e in una culla un po’ speciale: una calda e morbida valigia. Da allora, non ha più lasciato l’affollata stazione e ne ha fatto il suo regno personale. Qui raccoglie tutti i libri che i viaggiatori distratti si dimenticano o abbandonano di proposito. Sono libri che le somigliano molto. Anche loro, proprio come lei, cercano una casa e qualcuno che se ne prenda cura con amore. Così, Martha li custodisce gelosamente in una biblioteca fornitissima, a cui solo lei ha accesso, e con loro stabilisce un dialogo silenzioso nella speranza di scoprire qualcosa di più sui legittimi proprietari. Nella speranza di trovare tra quelle pagine piccole tracce che la conducano ai suoi genitori. È convinta che prima o poi riuscirà a riabbracciarli. Deve solo avere fiducia e continuare a cercare. Fino a quando, all’improvviso, la sua ostinazione comincia a portarla sulla strada giusta. Giorno dopo giorno, inizia a ricevere strane lettere senza mittente e brevi messaggi scarabocchiati su fogli di fortuna: tanti piccoli indizi che le parlano di un passato a lei sconosciuto. Un passato in cui c’è una persona che sembra volerle molto bene e conoscere cose di lei che nessun altro potrebbe sapere. Per la prima volta Martha sente di essere a un passo dal realizzare il suo sogno e questa volta non ha intenzione di lasciarselo sfuggire. Perché è pronta a tutto pur di scoprire il suo posto nel mondo. Anche a risolvere un mistero su alcuni oggetti appartenuti ai leggendari Beatles, che potrebbero finalmente aiutarla a tornare a casa.
Caroline Wallace firma un esordio fresco e brillante, che ha subito incontrato il favore di lettori e librai e si è imposto come uno dei romanzi più originali scritti negli ultimi anni. Quella di Martha è una storia che chiede di essere custodita con cura. Ci invita a credere nel potere della speranza e della meraviglia che circonda ogni cosa, anche gli oggetti più insignificanti. Perché ne basta un pizzico per cambiare un’esistenza intera.

 

Su questo romanzo ho già detto molto, quando ne ho analizzato i personaggi per il blogtour.  Ammetto che il mondo creato dall’autrice mi ha davvero conquistata e la lettura è stata molto piacevole. Ho trovato i personaggi e i loro legami davvero ben caratterizzati e non sono mancati i colpi di scena. Le storie di Martha e di William toccano il cuore del lettore, che empatiza con loro.

I personaggi positivi hanno un loro passato traumatico che ci fa comprendere alcuni loro comportamenti alla perfezione. George, Martha, Elisabeth e William sono davvero degli “smarriti”, un po’ come i libri e gli oggetti che colleziona la protagonista, che non è propriamente una bambina come ci suggerisce il titolo, visto che ha sedici anni.  L’ambito in cui si muovono è la stazione di Lime Street a Liverpool però in quel mondo ristretto, che Martha raramente  abbandona, la Wallace è riuscita a creare un universo ricco di sfaccettature e di emozioni per chi legge.  La ricerca è uno dei temi del romanzo e la protagonista viene definita come una delle migliori scopritrici anche grazie al suo dono particolare, quello di vedere la storia di un oggetto o di una persona smarrita solo toccandola con la mano. E Martha è infondo un oggetto smarrito, senza una identità, senza un nome. Era stata abbandonata alla stazione da neonata e la ricerca delle sue origini sarà uno dei punti centrali del romanzo. La protagonista provoca un forte sentimento di tenerezza nello spettatore: la donna che l’ha trovata infatti non le ha risparmiato cinghiate e un duro lavoro, raccontandole la storia degli Uccelli di Liverpool per non farle abbandonare la stazione.  Purtroppo Martha è ingenua e personaggi infimi sembrano approfittarsi di lei per questo motivo.  Trovo che questo personaggio sia un mix perfetto di innocenza e di maturità, perché di fatto il sentire su di sé il peso del benessere dell’intera stazione rende Martha ,non solo innocente e ingenua ma anche piuttosto matura.

Elisabeth mi ha stregato con la sua vitalità, il suo coraggio  e il suo forte lato protettivo verso gli altri personaggi. Per fortuna che c’è lei a difenderli da chi vorrebbe approfittarsi di loro. Grazie a questo personaggio scopriamo un po’ anche la storia della musica di quegli anni (il 1976). Siamo a Liverpool e quindi i Beatles e Mal Evans hanno quasi un ruolo da coprotagonisti nella storia. La proprietaria del bar della stazione è stata davvero una boccata di vento fresco per me. Legato al suo personaggio c’è inoltre un enorme colpo di scena da non perdere.

William è un barbone che ha un passato tragico alle spalle, legato alla seconda guerra mondiale. Per lui il tempo si è fermato al giorno terribile  in cui un evento bellico lo ha privato di chi più amava e non è riuscito a superare la perdita. Ho amato tantissimo questo personaggio, l’ho già scritto nel mio identikit.  Ho provato una tenerezza infinita per lui perché l’autrice è riuscita a farmi provare il suo dolore. Ho sentito sulla mia pelle la sua perdita e ho sperato davvero che gli altri personaggi potessero aiutarlo a superarla. Si muoveva nell’ombra, tra l’indifferenza di tutti, vivendo in un mondo sotterraneo ma Martha lo ha trovato e aiutato. E io mi sono davvero emozionata.

George Harris lavora come guida turistica per i bambini e si ritrova ogni giorno alla stazione allo stesso orario, a osservare Martha. Anche la sua storia commuove il lettore: una madre che ha abbandonato la famiglia, un padre alcolizzato che è poi morto e la necessità di un lavoro per sopravvivere. La dolcezza di George e la sua timidezza commuovono, anche se trovo che la storia di William sia la più toccante. Persino il triste destino di Martha è ai miei occhi preferibile a tutto quello che ha passato il nostro bambino intrappolato nel corpo di un uomo.

A Lime Street però possono arrivare anche individui subdoli come Max Cole, che grazie a una valigia contenente degli oggetti forse appartenuti ai Beatles e alla morte di Mal Evans, entra nella vita della nostra protagonista, con degli effetti non proprio positivi.

In questa storia i protagonisti sono anche i libri, che forniscono a Martha degli insegnamenti di vita, visto che è costretta a vivere in un ambito ristretto, delimitato dalle pareti della stazione ferroviaria. I libri sono stati la sua ancora di salvezza in una infanzia dominata dalle percosse di una donnona ossessionata dal demonio. Inoltre quei volumi narrano a Martha molteplici storie. Ogni libro infatti racconta almeno quattro storie: quella del suo autore, quella che viene narrata dal romanzo e quella di come questo è stato regalato. Vi è insomma anche una storia nelle dediche, che Martha ama quanto il romanzo stesso.

Se siete amanti dei libri, se adorate le vicende di personaggi smarriti o semplicemente se amate una buona lettura, allora questo romanzo è proprio adatto a voi. Grazie alla Garzanti per avermi permesso di leggere questo romanzo in anteprima.

6 /6.

 

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One thought on “La bambina che custodiva i libri di Caroline Wallace. La mia recensione.

  1. Io non pensavo davvero questo libro mi sarebbe piaciuto così tanto e invece è stata una bellissima sorpresa.
    Sono contenta della tua partecipazione e mi fa piacere che il libro ti sia piaciuto tanto.
    Condivido ogni tua parola. Bella, bella recensione

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