Storytelling Chronicles #13 : Un cuore spezzato di Silvia Bucchi

Cover di Tania

Anche questo mese il blog partecipa alla rubrica Storytelling Chronicles, ideata da Lara de La nicchia letteraria, che ringrazio.

Mese: Febbraio 2021

Storytelling Chronicles #13

Tema: un messaggio dall’inferno.

Autore: Silvia Bucchi

« Il vero amore dura per sempre e la distanza non potrà mai ostacolarlo ma solamente accrescerlo.» afferma mia sorella tra un sospiro e l’altro. La sua ingenuità mi strappa un sorriso carico di amarezza. Ha venti anni e anche io alla sua età credevo che il grande amore fosse eterno. Invece avevo dovuto fare presto i conti con la realtà e con i pali che la vita adora sbatterti in faccia. Caterina, mia sorella, è sdraiata sul suo letto, ha in mano il suo tablet e con le cuffie infilate nelle orecchie si gode le puntate della serie coreana A love so beautiful, che è stata rilasciata proprio questa mattina su Netflix.

Pare che la protagonista, una tale Shin Sol-i si sia innamorata del suo vicino di casa Cha Heon , che ovviamente è il classico ragazzo perfetto, freddo come il ghiaccio, bravo a scuola e con una mente più che brillante. Il grande amore tra i due resta solido e forte, sebbene, a causa di un malinteso, si siano lasciati e siano rimasti separati per ben tre anni. In una serie coreana, infatti, non importa quanti anni siano passati e quanto grave sia il torto subito, i personaggi si ritrovano sempre come se non fosse trascorso un solo giorno, come se le esistenze di entrambi non fossero mai andate avanti e il cuore di almeno uno dei due innamorati non fosse stato spezzato. Caterina può anche credere alle favole e all’amore eterno, ma io no. Io ricordo ogni singola lacrima, ogni singola emozione e ogni volta che penso a lui, a quella persona a cui avrei donato senza pensarci tutta la mia vita e la parte migliore di me, quell’immagine mi ritorna in mente e sento di nuovo la rabbia, il dolore e l’umiliazione farsi strada nel mio cuore. Eppure a vent’anni anche io ero stata ingenua, dolce e romantica come Cate. A vent’anni anche io avevo creduto nel grande amore e mi ero illusa che potesse durare per sempre. Anche io come le protagoniste dei drama asiatici non è ero riuscita a fuggire al più elementare dei cliché e mi ero innamorata del mio vicino di casa, che ben presto era diventato un mio compagno di scuola. Marco non solo era stato il bambino più bello del quartiere, o almeno così sembrava ai miei occhi, ma era diventato sin da subito il migliore amico di Andrea, il mio gemello. Per un attimo mi sento in colpa. Se non fosse stato per me, forse quei due sarebbero ancora inseparabili, nonostante la lontananza e il trascorrere degli anni.

Serena, sono passati nove anni, continuo a ripetere a me stessa. Il mio sguardo si sofferma su Cate, che è totalmente presa dalle avventure di Shin Sol-i e del suo innamorato per prestare la minima attenzione a me, che improvvisamente devo fare i conti con una storia che pensavo di aver archiviato da anni, ma che evidentemente mi ferisce ancora. La porta della stanza di Cate viene improvvisamente aperta e mio fratello appare sull’uscio.

« Potresti anche bussare.» Caterina è seccata mentre rimprovera Andrea, che non si scusa e non degna la proprietaria della stanza della minima attenzione.

« Non sono qui per te, ma per lei.» le risponde nostro fratello, mentre mi fa cenno di seguirlo. Poco dopo mi ritrovo seduta sul letto di Andrea, con in mano il suo cellulare e gli occhi puntati su un sms.

Non riesco a smettere di fissare lo schermo perché dopo nove anni i fantasmi del passato sono tornati a fare capolino. Nonostante i miei occhi siano puntati sulle lettere, quelle parole mi appaiono confuse e sempre più sfocate.

Ciao Andrea.

So che sono passati molti anni e che il male che ho fatto a tua sorella è imperdonabile, ma vorrei tentare di dare una svolta alla nostra amicizia. Tanto tempo è ormai passato, ma il ricordo della nostra infanzia condivisa è indelebile. Così come il mio affetto per Serena e la vostra famiglia, che per tanti anni è stata anche la mia. Ti scrivo perché Sara ed io torneremo a vivere a Roma, a casa dei miei genitori e vorrei che la mia bambina avesse la possibilità di conoscere l’amico più caro che suo padre abbia mai avuto. Saremo di nuovo vicini di casa e a me risulterebbe inconcepibile continuare a fingere di non conoscerti. Tua madre ha dato alla mia il tuo numero di cellulare. Spero di non aver riaperto vecchie ferite.

A presto.

Marco.

«Che faccia tosta», borbotta mio fratello.

Caterina, che ci ha raggiunto, perché ormai si reputa abbastanza grande per intervenire e per dispensare consigli ai suoi fratelli maggiori, non è del suo stesso avviso.

«Il vero amore è eterno così come lo è la vera amicizia.» Sentenzia con il suo solito tono da donna vissuta, che stona con la sua giovane età.

« Forse eri troppo piccola all’epoca e l’hai dimenticato, ma quel tipo, che tu cerchi di difendere, ha spezzato il cuore di nostra sorella, tradendola nel peggiore dei modi. Il mio migliore amico mi ha profondamente deluso. »

«Se non fosse stato un grande amore, Serena non sarebbe rimasta immobile a fissare lo schermo. Se non fosse stata una grande amicizia, tu non saresti qui con lo sguardo ancora carico di risentimento. Il ritorno di Marco vi avrebbe lasciato completamente indifferenti.» Caterina, per una volta, con il suo ragionamento è riuscita a far tacere Andrea, che non sa effettivamente come ribattere.

Quel tipo ha spezzato il cuore di nostra sorella, tradendola nel peggiore dei modi. Questa frase rimbomba nella mia testa, mentre mi sento avvolta in una bolla, che mi isola dai miei fratelli, che continuano a litigare. Non sento più le loro voci, non vedo più i loro volti… Percepisco di nuovo un’angoscia nel petto e lo stesso turbamento provato dieci anni fa. Quel messaggio è stato per me una vera e propria lettera dall’inferno e il mio cuore, che credevo finalmente integro, è di nuovo tornato in mille frantumi. Se i kdrama hanno insegnato a Caterina che l’amore è eterno, la vita invece ha fatto comprendere alla sottoscritta che se si desidera fare una sorpresa gradita al proprio fidanzato, si rischia di riceverne una a nostra volta e decisamente meno piacevole.

Marco ed io eravamo sempre stati vicini di casa e per me c’era sempre stato, ancor prima di fidanzarci, durante il terzo anno di liceo. Dopo il diploma, però, lui era stato accettato alla Bocconi a Milano e per la prima volta fummo costretti a separarci. Io sarei rimasta a Roma a studiare Comunicazione e Milano mi sembrava così lontana, anche se ero certa che il nostro amore sarebbe durato per sempre. Forse ero stata poco coraggiosa, avrei dovuto fare le valigie, salutare i miei genitori e trasferirmi con lui. In fondo anche in una nuova città avrei potuto realizzare il mio sogno e seguire i miei interessi. Ma avevo solo diciannove anni e forse ero troppo codarda per prendere in considerazione una convivenza o per iniziare a camminare con le mie sole gambe.

Forse ero stata io a sbagliare, rifiutandomi di lasciare il nido. All’inizio la lontananza non sembrò pesarci. Parlavamo spesso al telefono, facevamo piani per il futuro e per la nostra convivenza, visto che avevo deciso di fare il grande salto nel vuoto e di trasferirmi a Milano per frequentare un corso di laurea specialistica. Ero una sognatrice e amavo ripetere a me stessa che la lontananza alimentava i grandi amori, mentre spegneva le passioni di poco conto. Era l’autunno del 2011 e avevo deciso di fare una sorpresa a Marco. Avevo risparmiato per poter acquistare un biglietto ferroviario e mi ero persino messa d’accordo con Luca, il coinquilino del mio fidanzato. Era il compleanno del mio grande amore e avevo deciso di presentarmi a sorpresa a casa sua. Per l’occasione avevo anche consultato il ricettario di mia nonna e avevo trascorso ore ed ore in cucina sotto la guida di mia madre per imparare a cucinare uno dei piatti preferiti di Marco. Volevo preparargli una deliziosa cenetta per festeggiare il suo compleanno. Se non fosse stato per quel messaggio dall’inferno, forse ora non starei qui, in questa bolla, con il cuore spezzato. Non mi sentirei una stupida come quel lontano giorno di nove anni fa. Arrivai a Milano in perfetto orario e incontrai Luca al bar dell’università e lui, del tutto ignaro dei reali programmi del suo coinquilino, mi consegnò una copia delle chiavi del loro appartamento. Per tutto il tragitto dall’università fino a quel maledetto palazzo non feci altro che immaginare e sognare il momento in cui avrei aperto la porta. Immaginavo l’espressione di sorpresa dipinta sul volto di Marco nel vedermi lì accanto a lui dopo mesi di lontananza. Avevo programmato ogni dettaglio di quella serata e avevo permesso al mio stupido cuore di battere forte e senza alcun controllo… Non avrei certo potuto prevedere che mi sarei trovata davanti a uno spettacolo che avrebbe fatto a pezzi la mia vita, condizionandola. L’immagine di Marco nudo e avvinghiato a un’altra donna sul letto mi perseguita ancora oggi di tanto in tanto, soprattutto quando mia sorella mi ricorda la ragazzina ingenua e giovane che ero stata, quella che

credeva nelle favole e nel grande amore in grado di superare ogni ostacolo. Quando il ricordo torna a tormentarmi, sento il mio cuore spezzarsi come in quel lontano pomeriggio d’autunno di tanti anni fa. Da allora ho avuto altre relazioni, ma non ho più permesso al cuore di guidarmi. Lascio sempre che sia la testa ad avere la meglio. Sono razionale e fredda e ben presto tutti gli uomini con cui inizio una relazione, finiscono per stancarsi di me.

In compenso avevo saputo che Marco si era sposato con la ragazza con cui mi aveva tradito, che era diventato padre di una bella bambina. Non solo ma aveva trovato lavoro in un’azienda lombarda molto prestigiosa. Perché dopo tutti questi anni ha deciso di tornare a vivere a Roma e proprio nell’appartamento di fronte a quello dei miei genitori, dove vivo anche io?

Sento un enorme bisogno di uscire dalla bolla in cui mi sono rinchiusa e di respirare un po’ d’aria pura. Mentre i miei fratelli litigano, entro nella mia stanza, afferro il cappotto e la borsa ed esco di nuovo. Sono sul pianerottolo quando mi accorgo che la porta dell’appartamento di fronte è aperta e ci sono molti scatoloni. Marco è già arrivato. Voglio fuggire il prima possibile da questa situazione spiacevole e dolorosa. Non ho tempo di aspettare l’ascensore e mi avvio verso la rampa di scale. Sto per posare il piede sul primo gradino quando una voce, che non sono mai davvero riuscita a scordare, mi ferma.

«Serena» mi chiama Marco. Vorrei proseguire per il mio cammino, fuggire via e non tornare mai più. Eppure mi volto, odiandomi mentre lo faccio, ma incapace di resistere. Il mio corpo sembra agire per volontà propria e non vuole seguire il consiglio razionale del mio cervello.

Mi volto e i miei occhi si posano sui suoi, che mi sono così familiari. Poi per un attimo il tempo sembra fermarsi, proprio come nelle serie tv romantiche tanto amate da Cate. Il cuore batte furiosamente nel mio petto mentre io non riesco a muovere nemmeno un passo. Una parte di me è consapevole non solo delle emozioni forti che sto provando, ma anche di quelle altrettanto potenti che stanno tormentando Marco, o meglio, mi piace illudermi che sia davvero così.

«Papà, lei è una tua amica?» domanda una bambina di circa sette anni. Deve essere Sara, sua figlia. Il momento magico sembra svanito e il tempo torna a scorrere normalmente. Cerco di ricompormi e osservo la bambina, che mi sorride.

«Ciao, sono Serena.» affermo con voce allegra e, mentre i miei occhi continuano a scrutare quella bambina, che mi ricorda così tanto suo padre alla sua stessa età, un sorriso sincero illumina il mio viso.

Continua…

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5 commenti su “Storytelling Chronicles #13 : Un cuore spezzato di Silvia Bucchi

  1. Susy il said:

    Ooh ma adesso sono curiosa del continuo, capire perché lui l’ha fatto e comprendere meglio la sua storia. Sei stata brava a rispettare il tema di questo mese brava

  2. Silvia Maria Bragalini il said:

    Ciao Silvia!
    Ah caspita, mi hai fregato! Credevo che quel “Continua” fosse un link cliccabile per proseguire con la storia e invece nooo, hai deciso di lasciarci col fiato in sospeso! Ma hai fatto bene, ahah 🙂
    Che dire, Marco per ora non fa una grande figura. Ora come ora, io sono d’accordo con Andrea e con Serena, che non dovrebbe sentirsi in colpa per la rottura dell’amicizia tra i due ragazzi: qualunque fratello affezionato avrebbe fatto lo stesso. Anche Caterina però, con il suo amore per i kdrama e il romanticismo, è simpatica dai 🙂 Non vedo l’ora di scoprire che cosa c’è dietro il trasferimento… perché sì, sono sicura che qualcosa ci sia!!
    Complimenti per questa nuova idea di “racconto lungo”. Bravissima e a presto 🙂

  3. Ciao. Sono rimasta anche io fregata da quel “Continua” che pensavo fosse il link al seguito.
    Serena sembra una persona che ha smesso di credere ai sentimenti o almeno, ha deciso di non lasciarsi più guidare da loro nella vita. Un po’ triste ma credo sia comprensibile visto che è ovvio che non ha ancora superato il tradimento dell’ex fidanzato.
    Andrea è protettivo nei suoi confronti e mi è piaciuto questo, ha scelto sua sorella e ha deciso di proteggere lei rinunciando a un buon amico, cosa non facile.
    Caterina invece è giovane e si vede che è ancora una sognatrice, però il suo ottimismo mi piace.
    Per Marco ho solo insulti, quindi mi trattengo 😀
    hai rispettato il tema decisamente e sono curiosa di vedere il seguito.
    A presto

  4. Stephi il said:

    Mannaggia Silvia! Continua come? Quando? Ho bisogno di sapere!!! A parte questo, un’altra bellissima storia! Ho apprezzato un sacco il parallelismo tra kdrama e realtà: molte volte, soprattutto da giovani, ci illudiamo che la vita sia tutta rose e fiori, e quando ci schiantiamo di fronte alle storie vere, ecco che le illusioni iniziano a infrangersi e il dolore a diventare un migliore amico. Non oso immaginare la sofferenza provata da Serena nel ritrovarsi Marco avvinghiato all’altra, fosse successo a me penso mi avreste trovato sul giornale… Mi è piaciuto moltissimo come hai descritto i due fratelli, soprattutto Andrea, che si è schierato senza nessun ripensamento a difesa della sorella, e anche le massime di Cate, che pur essendo ancora giovane e forse sognatrice, in realtà secondo me dimostra di sapere il fatto suo. Sei stata molto brava! 🙂 Non vedo l’ora di saperne di più 😉 A presto, Stephi

  5. Accidenti Silvia!!! Il seguito dov’è, eh, eh?? Ne ho bisogno!
    Allora, il tema è usato molto bene e fluisce alla perfezione. L’idea della cartolina dall’inferno gioca molto bene con le sensazioni che descrivi a proposito di come i personaggi reagiscono al suo arrivo, anche perché costruisci attorno al messaggio un pregresso molto interessante.
    L’interazione tra i tre fratelli mi è piaciuta davvero tanto, come anche il trasporto emotivo di Serena!
    Un po’ come ti hanno già detto anche le altre, per questo Marco sono insulti! Tuttavia, la presenza della piccola Sara qualcosa un po’ ha cambiato. Infatti sono molto curiosa di scoprire come andrà avanti e soprattutto di vedere come cambieranno le cose adesso che il responsabile della cartolina è tornato in scena.
    Ti faccio i miei complimenti, perché è proprio un racconto ben scritto.
    Alla prossima, Federica

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